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Dicembre 10, 2025

Consapevolezza? No, grazie!

Con il termine consapevolezza si intende la capacità di essere a conoscenza di ciò che viene percepito e delle proprie risposte comportamentali. Si tratta di un processo cognitivo distinto da sensazione e percezione” (fonte Wikipedia).

Nello sport e nel mondo della performance, dal punto di vista del modello di coaching strategico, la consapevolezza è spesso sopravvalutata.
Si cade nell’errore di credere che conoscere equivalga a cambiare.

Ma tutti noi abbiamo sperimentato in prima persona che non è così.
Almeno non sempre. E forse neanche spesso.

Sapere non è cambiare

Quanti di noi SANNO cosa è bene fare ma poi, pur sapendolo e volendolo, non sempre lo fanno?
Siamo quindi consapevoli di cosa sarebbe meglio… ma non sempre lo facciamo.

Sappiamo che mangiare zuccheri fa male… ma pur sapendolo li mangiamo.
Sappiamo che dovremmo prenderci cura di noi in un certo modo… ma non sempre lo facciamo.

È sotto gli occhi di tutti noi, continuamente: sapere non basta!

Consapevolezza e cambiamento nel coaching strategico

Nell’approccio Strategico di Sport Coaching, a differenza di altri modelli, la consapevolezza è quindi solo una delle variabili del cambiamento.
E sappiamo che non sempre funziona… e che quindi bisogna usare anche altre leve… più di tipo emotivo.

Meno testa e più “pancia”.

In alcuni casi, addirittura, la ricerca della consapevolezza può essere d’ostacolo alla performance.

Vincere con la pancia (non sempre con la testa)

Si dice “vincere con la testa”… ma in molti casi sarebbe più corretto dire “vincere con la pancia” o “vincere senza testa”, proprio perché in alcuni casi e in alcune discipline, la consapevolezza può diventare ostacolo alla prestazione.

È il caso, ad esempio, degli ultra-maratoneti, con cui abbiamo lavorato molto: l’eccesso di propriocettività e l’eccesso di consapevolezza possono limitare l’alta prestazione, che invece si porta ai massimi livelli grazie ad una sorta di “trance agonistica” che permette di andare avanti e oltre sé stessi, riducendo al minimo le interferenze della mente consapevole.

Un esempio quotidiano: addormentarsi

Faccio un altro esempio pratico: addormentarsi.

Le ricerche scientifiche e le esperienze personali ci danno evidenza del fatto che è quasi impossibile addormentarsi volontariamente.
L’addormentarsi è proprio un lasciar andare la consapevolezza del processo stesso di addormentamento.

Non possiamo essere consapevoli del nostro addormentarci, proprio perché nel momento in cui dovessimo diventarne consapevoli non riusciremmo più ad addormentarci.

La domanda strategica

Per questo noi coach strategici, in modo volutamente provocatorio, chiediamo spesso cosa, nell’alta prestazione, debba essere consapevole… e cosa no!

Buona sana “non- consapevolezza”!

Piercarlo Romeo

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